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Le nuove frontiere nel trattamento della stenosi lombare

Le nuove frontiere nel trattamento della stenosi lombare

Un approccio innovativo e all'avanguardia nel trattamento di questa patologia.

Dottore ogni volta che inizio a camminare pian piano le gambe si informicolano e iniziano a farmi male… tanto che appena trovo una posto per sedermi mi fermo e le cose migliorano…quando riprendo i sintomi si ripresentano portando a sedermi ancora prima!”.

Questo il tipico racconto di un paziente con stenosi lombare che va a farsi visitare da un chirurgo vertebrale.

Ma cos’ è la stenosi lombare?

Stenosi ovvero “restringimento” sui nervi che decorrono nel canale spinale. L’alterazione dell’artrosi, un ispessimento dei legamenti gialli possono determinare la stenosi (sindrome del canale stretto). Si riferisce un disturbo della schiena o delle gambe che insorge camminando, molto spesso dopo una determinata distanza (sempre la stessa) percorsa dal Paziente e che si allevia più o meno rapidamente dopo essersi seduti. Si possano ottenere ottimi risultati con la terapia farmacologica e l’esercizio. La rapidità e relativa sicurezza dell’intervento chirurgico e i buoni risultati ottenibili sulla sintomatologia, rendono la chirurgia un’ottima terapia adiuvante.

Questa malattia è dovuta all’invecchiamento della colonna lombare: l’artrosi causa una progressiva riduzione di calibro del canale vertebrale e i nervi, che lo occupano, vengono compressi, con conseguente dolore per il paziente.

Chi si ammala di stenosi lombare?

Uomini e donne dopo i 70 anni

Come mai il paziente non ha dolore da seduto?

La colonna non è rigida: le vertebre si articolano tra di loro per mezzo di cartilagini e legamenti che con l’età si degenerano. In piedi legamenti e cartilagini vengono sollecitate e negli anziani le vertebre si disallineano con ulteriore riduzione dello spazio a disposizione dei nervi e dolore.

Come si fa la diagnosi?

Il racconto dei pazienti è inconfondibile. Ovviamente Risonanza Magnetica della colonna e lastre dinamiche (cioè fatte eseguire in posizione eretta e poi con il paziente piegato in avanti ed esteso indietro) confermato la diagnosi.

Ma la stenosi è sempre da operare?

No. Nelle fasi iniziali, quando il formicolio agli arti inferiori compare dopo parecchi metri di camminata, si prescrivono farmaci che riducono l’infiammazione dei nervi, l’uso di busti lombari, trattamenti fisioterapici per rinforzare la muscolatura che sta intorno alla colonna.

Se i sintomi diventano ingravescenti e invalidanti, con autonomia di marcia ridotta a pochi metri, il paziente ha un’indicazione chirurgica.

Come si opera una stenosi?

Allargando lo spazio a disposizione dei nervi e rendendo stabile il tratto di colonna con dei fissatori intervertebrali. Le moderne tecniche chirurgiche (Microscopio operatorio, TAC intra-operatoria, Neuronavigazione spinale) permettono tempi chirurgici ridotti, ridotte perdite di sangue, mobilizzazione del paziente il giorno dopo l’intervento, dimissione dopo tre giorni, convalescenza a domicilio indossando un busto per 45 giorni.

Ci sono dei rischi?

I pazienti con la stenosi lombare sono anziani, spesso con altre malattie (cardiopatie, diabete, ipertensione): l’anestesia generale può rappresentare un problema, ma in mani esperte anche l’anestesia di un ultraottantenne ha dei rischi molto bassi.

E i parenti sono sempre d’accordo?

I parenti, di solito figli e nipoti, tendono a essere scettici di fronte a una proposta chirurgica: cercano, come comprensibile, di proteggere l’anziano dai rischi. Di solito, però, vince la determinazione del paziente che non accetta di perdere la propria autonomia nel camminare. Del resto, con l’aumento della sopravvivenza media, chi può prevedere quanto vivrà oggi un ottantenne? E che qualità di vita può avere un ottantenne che non riesce a camminare per il dolore alle gambe? E quali rischi comporta l’uso cronico di farmaci per il dolore?

Risultati?

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Il trattamento chirurgico

Le innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni hanno permesso ai chirurghi vertebrali un’evoluzione delle tecniche operatorie. Per il paziente questo significa tempi di ripresa più rapidi dopo l’intervento e risultati clinici migliori.

L’esecuzione in sala operatoria di una TAC con O-ARM all’inizio di un intervento, elaborata da un sistema informatizzato, permette al chirurgo di essere guidato dal computer nell’esecuzione dell’atto chirurgico con una precisione millimetrica (neuronavigazione spinale).

La stessa TAC permetterà di controllare il risultato dell’intervento in sala operatoria prima di eseguire le suture, garanzia di sicurezza per chirurgo e paziente.

Il microscopio operatorio permette al chirurgo di operare con un ingrandimento di immagine fino a 30 volte, riducendo la dimensione delle cicatrici chirurgiche e aumentando la precisione dell’atto chirurgico.

Il dott. Vito Lavanga

Il medico di riferimento per il trattamento chirurgico della stenosi lombare.